Il sito ufficiale dei 99 Posse

Nous: la tempesta

recensione Nous - La tempesta

Nous: intervista
  DENTRO LA TEMPESTA
Un album, una risposta. Una risposta, una delle tante possibili, su quali e quante strade la musica della “big family” 99 Posse sia in grado di affrontare. Marco Messina e Meg hanno realizzato una delle più potenti, suggestive ed evocative colonne sonore teatrali degli ultimi anni. Lo spettacolo è Dentro la tempesta, visionario adattamento del regista Giancarlo Cauteruccio e del suo gruppo Krypton de “La tempesta” di William Shakespeare, andato in scena nell’estate 2001 ed in quella del 2002. Rappresentazioni che vedevano coinvolta la stessa Meg nel ruolo di Ariel, lo spiritello dell’aria imprigionato dalla strega Sycorax e infine liberato dalla magia bianca di Prospero. Niente paura: non è necessario conoscere la trama del dramma scespiriano, né aver visto lo spettacolo, per apprezzare questo album. I suoni non si organizzano solo in presenza delle immagini, non sono solamente il loro “collante”. Tutto il materiale, oltre un’ora di musica, vive di una vita propria che, dal magma primordiale delle frequenze della “Glitch Music” (non casuale nel disco la presenza di quello che forse in Italia, è il duo più rappresentativo di questo movimento: i Retina.it), si sviluppa e cresce in molte direzioni, una delle quali, sicuramente felicissima, è la forma canzone. Meg intona piccoli capolavori lirici come Canto di Ariel, Rose rosse, e Addio, quest’ultima festosamente circondata da suoni di carillon e "musical box", memorie di una stagione progressive di antico fascino; diventa impetuosa in Pericolo, complotto, sveglia! e viene esaltata dall’asprezza dei synth analogici (un vero godimento per i cultori di “macchine” come Moog, Vcs3, Arp Odyssey ); recita rimbalzando da  un punto all’altro della sua estensione vocale ne Il banchetto, curiosa e involontaria reminiscenza dell'"Acrostico in memoria di Laio" dell’indimenticabile Demetrio Stratos. Altrove l’album invita al sogno e all’ipnosi in un magma di suoni liquidi e onomatopeici (L’isola), culla dolcemente al suono di una spinetta (Sonno), squarcia l’immaginazione con lampi e strappi  improvvisi (Caliban, Doom’s Day). Tanti movimenti di un’unica sinfonia che  rimane intimamente "mediterranea" e di certo non solo perché Shakespeare per la sua "Tempesta" immaginò la scena iniziale del  naufragio in un’area non meglio identificata del mar Mediterraneo (Tunisi o  Napoli ). Rimane  intimamente mediterranea perché la melodia, la canzone, il canto sono nel dna dei suoi creatori. Melodia, canzone e canto che sottendono tutto, che hanno il potere di sospendere a mezz’aria, di evocare una atmosfera  lieve e densa  come le tante descritte dal poeta di Stratford On Avon.

 
 
Artisti