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CABERNET VOLTAIRE
Non c'è altra guida alla creazione di sé che la volontà di vivere individuale. Nella sua concezione distorta, l'alchimia è la messa in atto di un processo di accelerazione della purificazione che si ritiene la natura operi nel suo seno per trasformare i metalli volgari (piombo) in metalli preziosi (oro). Ma  la vera alchimia è la distruzione della sopravvivenza, la ricerca di quegli spiccioli di vita vissuta che è ancora possibile vivere.
Non c'è persona che non provi ad essere un'alchimista, distillando ad ogni istante la propria sostanza. Ma la Grande Opera è invertita e corrotta: il meglio approda al peggio, la creatività si cambia in lavoro, la ricchezza dell'essere si perde in avere, l'autenticità volge all'apparire.
La merce è la costrizione, il lavoro è il mezzo per raggiungerla, ma l'uomo stesso è l'artefice dell'esistente, è lui stesso il colpevole. L'alchimia dell'Io è la pratica di una vita autenticamente vissuta contro la sopravvivenza dell'apparire!
Solo ciò che rafforza la vita può distruggere ciò che la corrompe: il riso che manda in pezzi la serietà di ogni autorità, il potlach che spazza via il valore fondamentale dello scambio, partecipano a un'alchimia dell'Io di cui la vita è il coronamento, la pietra filosofale che si ravviva e si crea veramente. In questa performance Luca Tanzini ne assembla varie altre fatte in passato, tra le quali Universal City e Milano la città che saliva, a cui si aggiungono molte cose nuove. Il nome del misterioso involucro che le racchiude è Cabernet Voltaire.

Luca Tanzini
è nato a San Giovanni Valdarno nel 1970. Vive a Siena dal 1995 dove si occupa di progettazione, prototipazione, sviluppo multimediale, videointerattivo, video-combinatorio, presso il laboratorio multimediale dell'Università di Siena. Ha rappresentato l’Italia all’esposizione universale di Hannover.
Le sue sono opere che difficilmente possono rientrare in schemi e preconcetti. "Antiarte", dice della propria produzione, il che rivela una sincera vena polemica senza compromessi.
Il suo modo di esprimersi ha molto in comune con l’esperienza del Dada di Zurigo dell’inizio del secolo scorso: ne recupera l’operatività inserendola in una nuova chiave sociale, che è anche in questo caso - come accadeva per il movimento Dada - urlata polemica nei confronti di un sociale fatto di false figure, che Tanzini si diverte a dissolvere nei propri collage e assemblaggi visivi incuranti delle convenzioni e degli equilibri: in ogni azione quotidiana lo  spirito dell’artista è sinceramente ludico, graffiante e di sconcertante onestà.

 

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